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<dc:dc xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:invenio="http://invenio-software.org/elements/1.0" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://www.openarchives.org/OAI/2.0/oai_dc/ http://www.openarchives.org/OAI/2.0/oai_dc.xsd"><dc:identifier>doi:10.6092/issn.2036-1602/5919</dc:identifier><dc:language>eng</dc:language><dc:creator>Delgado Orusco, Eduardo</dc:creator><dc:title>Un’arte al servizio dell’uomo e del suo ambiente</dc:title><dc:identifier>ART-2015-108249</dc:identifier><dc:description>L’architettura è al servizio dell’uomo e del suo paesaggio. Gli architetti dovrebbero produrre spazi per l’uomo: case, scuole, parchi urbani, città “all’altezza dell’uomo”, spazi che siano anche capaci di generare empatia con ogni altro essere vivente e con il mondo intero. Le città sono così il palinsesto di generazioni: il nostro lavoro comincia con il mettere a fuoco i nostri occhi, un esercizio che ci permette di svelare la realtà e di corrispondere ad essa, persino se una certa confusione contemporanea tra il design e l’architettura ci ha condotto a sviluppare edifici oltre il ruolo che essi occupano. Una sorta di falsa monumentalità oggi confonde la scala o il budget dell’intervento con la dignità e la memoria.</dc:description><dc:date>2015</dc:date><dc:source>http://zaguan.unizar.es/record/75650</dc:source><dc:doi>10.6092/issn.2036-1602/5919</dc:doi><dc:identifier>http://zaguan.unizar.es/record/75650</dc:identifier><dc:identifier>oai:zaguan.unizar.es:75650</dc:identifier><dc:identifier.citation>In bo 3 (2015), 49-53</dc:identifier.citation><dc:rights>by-nc</dc:rights><dc:rights>http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/es/</dc:rights><dc:rights>info:eu-repo/semantics/openAccess</dc:rights></dc:dc>

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